Forni per fusione e attesa metalli
Progettazione e realizzazione su misura forni industriali per la lavorazione dei metalli non ferrosi
Ferro Pietro progetta e realizza forni elettrici industriali per la fusione e l’attesa dei metalli non ferrosi. Il forno da fusione deve portare il metallo allo stato liquido al ritmo richiesto dal livello di produzione del reparto; il forno da attesa deve invece mantenere il bagno metallico alla temperatura corretta, con continuità, stabilità e il minore degrado possibile. In molti impianti le due funzioni convivono nello stesso sistema, ma restano esigenze progettuali diverse e vanno quindi dimensionate in modo distinto.
Perché la distinzione conta in fase di progetto
Un impianto progettato solo per fondere rapidamente non coincide per prestazioni e concezione con un impianto adatto a mantenere il metallo nelle condizioni corrette per la colata. Cambiano il bilancio termico, la gestione del bagno, la continuità di prelievo, la sensibilità alle soste, il rivestimento refrattario, la precisione del controllo temperatura e il rapporto fra volume utile e potenza installata. Progettare in base alla reale esigenza di fusione, attesa oppure una soluzione combinata fra le due funzioni evita sovra o sottodimensionamenti che poi si traducono in consumi inutili, ossidazione e difficoltà operative.
Leghe, ritmi produttivi e modalità di colata
Alluminio, bronzo, ottone, zama e altre leghe non ferrose richiedono condizioni di lavoro differenti. Cambiano temperature del bagno, tipologia di lavorazione e modalità di prelievo o trasferimento del metallo. Per questo ogni forno viene definito in funzione del materiale trattato, del tipo di caricamento, della produttività richiesta e della modalità di colata prevista, sia con siviera, sia con ribaltamento, sia con dosaggio verso macchina.
Le principali famiglie di forno
In questa area applicativa rientrano i forni a crogiolo, i forni a bacino, i forni a camera calda e, quando il processo lo richiede, i forni a bassa pressione. Ogni famiglia di forno risponde a una logica precisa: flessibilità nel cambio lega, alimentazione continua del reparto, collegamento diretto con macchine per pressofusione oppure riempimento controllato dello stampo nei sistemi LPDC.